Rivergaro

Il nome Rivergaro si ritiene possa derivare da “rio Vergaro” il ruscello che scende dai colli di Bassano e
attraversa il paese fino al Trebbia.
Il rio Vergaro, lambendo le fondamenta dell’Oratorio di San Rocco, una volta scendeva scoperto. Nei documenti più antichi si trova il paese chiamato: “Rivalgario”, “Rivalegario”, poi infine Rivegaro”.

Rivergaro è ricordato dagli storici in quanto in questo luogo c’era un munitissimo castello che è servito spesso come rifugio dei signori e nobili di parte ghibellina i quali in lotta con i popolari e la parte guelfa, quando soccombevano in città, si asserragliavano a Rivergaro.
La posizione vicino alla città, perciò di comodo accesso, e il castello fortificato, fecero di Rivergaro un punto di riferimento per la parte ghibellina che quando era sconfitta, cercava di riorganizzarsi in attesa di riprendersi per riconquistare la supremazia.

Nel 1233, dopo un breve periodo di pace ottenuto per opera di un certo frate Leone Perego, i nobili e i popolari furono di nuovo in lotta. I nobili ebbero la peggio e, assaliti un po’ ovunque, si ritirarono con le proprie famiglie “nel forte luogo di Rivergaro ove per capo e podestà loro si elessero il marchese Obizzo Malaspina”.
L’anno dopo i popolari, con a capo Oberto Pallavicino, assieme a truppe cremonesi, tentarono di snidare i nobili dal paese, da cui questi con sorprese e scorrerie tenevano in angustia e soggezione continua la città e il contado.
Nell’ottobre i nobili, non potendo più sostenere la loro
posizione, trattarono col partito dei popolari e ritornarono in pace a Piacenza.

Nel 1251 si è di nuovo in lotta. Ora Oberto Pelavicino è contro il partito dei nobili e con un esercito composto di popolari, cremonesi e parmigiani assedia vari castelli: di Raglio, di Chero, di S. Lorenzo, di Fontana, di Olubra e di Travo. Naturalmente Rivergaro fu il teatro principale di lotta e molti nobili vi furono fatti prigionieri.
Nuovo fatto d’armi avvenne nel 1307 sempre tra i guelfi, che dominavano Piacenza, e i ghibellini.
Questi ultimi non ritennero sicuro neanche Rivergaro, anzi fuggirono a Pigazzano e da quelle alture ingaggiarono battaglia e questa volta trionfarono sui guelfi.

Nel 1309 il gruppo di nobili coi loro capi sono di nuovo in loco per tentare la resistenza. E’ un alternarsi di queste vicende. Non si trova a Rivergaro la figura del “Console”, istituzione esistente in tutti gli altri paesi vicini e anche in quelli del contado piacentino, eccetto appunto i paesi dove esisteva un feudatario.
Il Console era responsabile del paese, eletto ogni anno in genere dalla base con compiti di rappresentanza del popolo, funzione amministrativa e in certo modo anche giudiziarie, intermediario tra il governo e la gente.

A Rivergaro esisteva invece, dal secolo XIV, cioè dal periodo della denominazione Viscontea, il “Capitano del Divieto”. Era una carica molto importante istituita dal Signore con funzioni di controllo, per così dire, negativo, da cui il nome “del Divieto” e di carattere fiscale e penale; il Capitano del Divieto era destinato, soprattutto nei primi tempi, ad evitare il contrabbando e l’uscita delle derrate coommestibili: granaglie e generi comunque attinenti all’agricoltura.Veniva nominato direttamente dal Signore e di regola non era piacentino, ma forestiero perché fosse più ligio a sostenere gli interessi del padrone. Le sue funzioni non riguardavano la città, ma la campagna e fin dalla sua istituzione il Capitano del Divieto ebbe come sede Rivergaro.
La ragione di questo, si pensa, è perché, Rivergaro era importante come località posta all’imbocco della Valtrebbia in posizione eminente, intermediaria e centrale tra la bassa e l’alta vallata, e anche perché Rivergaro era già famosa per varie vicende.
Il Capitano con i suoi uomini percorreva instancabilmente tutta la zona, vigilava confini e strade, ponti e fiumi, borgate, villaggi e casolari dispersi.
Oltre a queste funzioni fiscali aveva anche quelle di mantenere l’ordine pubblico, reprimere le fazioni e i partiti.
Vigilava perché i malviventi, i banditi e i ribelli non fossero ospitati nelle taverne e nei casolari.
Tutti avevano l’autorità di arrestare questi fuoriusciti, avvisandone al più presto il Capitano del Divieto che
provvedeva a tradurli nelle prigioni di Rivergaro. Tutte queste attività rendevano odioso un tale personaggio che aveva nelle principali località e più tardi anche a Piacenza i suoi punti di appoggio.
Incoronazione 
Incoronazione della statua della Madonna del Castello, fatta dal Servo di Dio Mons. Giovanni Battista Scalabrini, in Piazza Grande il 15 giugno 1902.Venendo a tempi più recenti Rivergaro è stata teatro di molti eventi legati alla seconda guerra mondiale e in particolare ai partigiani.

rivergaroAl riguardo pubblichiamo qualche stralcio dalla testimonianza di Gian Maria Guasti:
”…il territorio controllato era vasto e le nostre pattuglie arrivavano fino nei pressi di Rivergaro dove si incontravano con altre colonne provenienti da Piacenza …”.
”…non venni rifornito di dotazione supplementare di munizioni assegnate invece alle squadre sul lato opposto verso Rivergaro dove si presumeva arrivasse l’attacco. Qualche stratega avversario aveva considerato la stessa cosa o più probabilmente, ben informato da spie, contava sul fattore sorpresa e sull’imprevisto perché fu proprio davanti alla mia postazione che avvenne l’attacco e lo scontro”.